IT 032: Uno sguardo sulla Francia, schiacciata verso lo stesso destino dell’Italia

Con l’aiuto di Valentina Cavinato, imprenditrice per lungo tempo in territorio francese, cerchiamo di capire la Francia. Francia e Italia soffrono di bassa crescita economica, elevato debito, eccessivo carico fiscale, burocrazia eccessiva e invasiva. In Francia la spesa pubblica è circa il 56% del PIL di cui il 40% in spese per welfare e sussidi vari. Non c’è dubbio che i due paesi costituiscano la vera mina all’interno della Unione Europea. Una interessante panoramica che ci fa capire, ancora una volta, come il problema di fondo siano statalismo e classe politica che soffocano libertà individuali e imprenditoriali.

L’ospite della puntata

Valentina Cavinato, per dieci anni ha lavorato come Assistente di direzione alla Montedison, prima ai rapporti istituzionali e sindacali, poi nel marketing internazionale. Si è poi occupata dell’organizzazione del centro di formazione manageriale dell’Enimont. Trasferitasi nel 1999 in Martinica (Francia), ha trasformato la sua passione per la cucina in un’attività imprenditoriale che ha curato per quasi 15 anni.

Risorse e link

La libertà in Francia non esiste, nessun cittadino è libero!, articolo di Valentina Cavinato del 12/1/2015

Francia disastrata, è anche la patria dei “delinquenti in calzoncini corti”, di Valentina Cavinato

Berlusconi insegue Grillo: Reddito minimo per tutti. La Stampa, pubblicato il 9/2/2017

Economia: Italia contro Francia, chi è la vera grande malata d’Europa?, articolo di Luca Pezzotta su forexinfo.it che offre altri dati economici relativi ai due paesi.

Sui paesi nordici, puntata 717 del Tom Woods Show: Debunking Utopia, Exposing the Myth of Nordic Socialism. Nelle note alla puntata altri link utili.

The Sweden Myth, Stefan Karlsonn

Altri link alla pagina: The Truth about Sweden.

La tua condivisione ci è preziosa!

21 comments on “IT 032: Uno sguardo sulla Francia, schiacciata verso lo stesso destino dell’Italia

  1. Roberto Longo ha detto:

    Molto interessante la puntata e apertura della mia visione del mondo/realtà (nascosta dai media). Perché ogni tanto non fai quindi una puntata paese ponendo le medesime domande agli ospiti ed avere una possibilità immediata di raffronto? Sempre complimenti

  2. Emilio (un ammiratore dell'ultima ora) ha detto:

    Puntata favolosa. Da Italiano in Italia finalmente un po’ di analisi critica dell’esterofila cronica italopiteca non fa male.

    Quindi in conclusione:
    -come proteggere le liberta’ che ancora ci sono in Italia e che sono state depredate in Francia?
    -qual e’ il passo successivo per lavorare su quello che c’e’ di buono e poi risolvere quello che c’e’ di marcio, tra di noi cittadini privati senza far rovinare tutto dai politicanti protezionisti?

    Insomma, come ci si attiva? Si deve per forza aggregarsi a formare un movimento a sei stelle?

    Cordiali saluti
    Emilio

    ps: a quando una puntata sulla Deutsche Bank che patteggia e chiede scusa per manipolazioni di mercato ?
    (Dal NYT online, articolo del 4 Feb, “Deutsche Bank Says ‘Sorry'”)

  3. Marco ha detto:

    Carissimo Francesco,

    grazie per la puntata e alla tua ospite per l’esposizione. Condivido il fondo del suo intervento, avendo vissuto, studiato e lavorato in Francia per 9 anni.

    Verissimo il problema sociale, con Parigi tra le più pericolose capitali d’europa. Verissimo l’esercito di fannulloni creato dallo stato con gli aiuti. Verissimo il giudizio generale dal paese, paese che ho deciso conscientemente di lasciare.

    Quello che non è assolutamente emerso dall’intervista sono i punti positivi del sistema francese, solo ad esempio le grandi scuole d’ingegneria ad esempio sono molto selettive e sfornano talenti incredibili. Questa elite è capace di produttività e organizzazione notevole e contribuisce a mantenere una buona gestione nelle grandi aziende. Le grandi ecoles mantengono una specie di massoneria in senso negativo, ma al tempo stesso permettono di selezionare talenti e di metterli rapidamente in contatto con altri talenti. Inoltre ogni scuola decide autonomamente il proprio sistema d’insegnamento con tagli incredibilmente differenti, dalle Arts et Metiers alle scuole specializzate in aeronautica come il SupAero. Si puo` dire tutto, ma a livello di opportunità per un talento individuale non c’è paragone.

    Cosi come non c’è paragone sull pagamento delle tasse da dipendente. La differenza è abbastanza elevata nei salari bassi/medi. Specie considerando un enorme sbilanciamento tra irpef e spese sociali. In Francia l’Irpef è molto, molto più basso e le spese sociali sono un po’ più alte. L’esperienza di trasferire un dipendente dalla francia all’italia mantenendo lo stesso salario netto è stata desolante… (pur considerando che in Francia non c’è il tfr).

    Detto questo, anche le tasse aziendali hanno differenze notevoli, l’iva viene ripagata mensilmente.. Il Credit Impot Recherche impatta molto il settore industriale/scientifico permettendo alle aziende di farsi versare una quantità spropositata di aiuti. Tutto distorce, ma le aziende francesi sono maestre nell’accaparrarsi il più possibile dallo stato. Total docet..

    Anch’io tra i due sistemi preferisco l’italia, ma volevo rimettere un po’ la barra in centro. Inoltre sembra che la signora compari il nord-italia con la francia… Stendiamo un velo sulla confronto con il sud italia.. In questo senso anche tu Francesco, considera l’occupazione del nord italia in confronto alla francia e dopo quella del sud. Si capisce di più…

    Grazie mille per la puntata e ne aspetto altre con esempi possibilmente positivi (ho sempre la valigia pronta)

    p.s: mi scuso per gli accenti, ma scrivo su una tastiera francese!!!

    1. Valentina Cavinato ha detto:

      Grazie Marco.

      – Non hanno il TFR, non hanno la 13ª e la 14ª, devono pagarsi il 25% delle spese sanitarie o stipulare una polizza con una mutuelle, a fine anno nella dichiarazione dei redditi ripagano una tassa, nonostante le trattenute mensili…

      – Anche La Sorbonne sta precipitando nelle classifiche degli atenei europei.

      – L’IVA la versavo trimestralmente.

      – Hai indubbiamente ragione, il nord Italia è messo meglio rispetto al sud, ma si sta velocemente avvicinando agli standard del meridione. In effetti vivo al nord e conosco meglio questa realtà.

  4. Marco ha detto:

    Grandissima puntata
    Grazie
    Come sempre !

    1. Francesco ha detto:

      Passate parola, fatelo conoscere, segnalate su facebook agli amici il podcast. ho rallentato le puntate a 1 la settimana perché sto leggendo moltissimo per poter trattare nuovi argomenti, perché sto vedendo un po’ come far ripartire la casa editrice, e anche per dare tempo alle persone di scoprire il podcast ancora alle puntate introduttive (e fondamentali) senza ritrovarsene 100 di botto. è un percorso che va fatto con costanza, non solo da parte mia, ma anche dell’ascoltatore.

      1. Marco ha detto:

        Ciao Francesco, non vedo l’ora di sentire il prossimo podcast. Nel mio piccolo sto cercando di divulgare la teoria economica austriaca in tutti i contesti in cui mi trovo a comunicare con le persone, come brevi articoli redazionali o convegni sui rapporti con le banche come mercoledì scorso a Roma quando è stato trattato l’argomento della truffa dell’Euribor. A presto e buon lavoro, Marco

  5. Emanuele Nusca ha detto:

    Ti lamenti, ti lamenti, ma poi, “io non voto e non voterò mai più” e l’intervistatore “certo la politica non risolve nulla”… e allora che chiacchierate a fare???

    “La gggggente non capisce”… e meno male che avete capito tutto voi, il fatto è che non lo spiegate cosa avete capito o cosa la ggggente dovrebbe capire…

    Fino al minuto 31 solo retorica, retorica, retorica e un po’ di info, non si sa quanto parziali.

    CHI NON FA POLITICA LA SUBISCE!
    Ed è giustissimo così!

    1. Francesco ha detto:

      era ora di vedere un commento contrario. non so se avrà voglia di rispondere valentina, io mi limito a dire che se non hai capito cosa la ggggente dovrebbe capire, sei la dimostrazione vivente che proprio non volete capire (non volete capire che la politica è il problema e non la soluzione, che la politica è la fonte di miseria e conflitti, che la politica miseria e conflitti li crea volutamente per creare dipendenti, che la politica sui conflitti e i dipendenti ci marcia sopra, ci fa un sacco di soldi, trova la stessa ragione d’essere). chi come te non lo capisce, o piuttosto fa finta di non capirlo è proprio perché, come dimostri con quelle ultime due righe, probabilmente (e sottolineo probabilmente) fai parte di quell’arrogante classe di cialtroni parassiti che domina i propri simili attraverso la forza, la coercizione e la violenza. grazie per essere passato da qua. un saluto

  6. Valentina Cavinato ha detto:

    Caro Emanuele,
    innanzitutto la ringrazio per il suo commento e le rispondo con piacere, complimentandomi.
    Per formulare un commento così inutile, nel quale non dice praticamente nulla, dove non affronta nessuno dei temi da me trattati, penso che ci voglia una certa abilità.

    Chi continua a votare, si rende complice di questi parassiti. Ecco perché non voterò più, voglio avere la coscienza pulita.
    La gente si lamenta dei vitalizi e degli stipendi che intascano i politici, ma poi li rivota.
    Il problema non è trovare un leader onesto e in gamba, il problema è sistema e quello NESSUNO potrà mai cambiarlo senza una rivoluzione (che non ci sarà).

    La gente non capisce che:
    – non esistono pasti gratis
    – la sanità non è gratuita
    – tutti i servizi erogati dal pubblico sono di pessima qualità e ci costano il doppio
    – più denaro lo stato incassa, più ne spreca (altro che dare la colpa all’evasione)
    – LO STATO NON POTRÀ MAI RISOLVERE NULLA, PERCHÉ LO STATO È IL PROBLEMA!

    Eccole solo una piccolissima parte di cosa la gente non capisce e nessuno può contestare questi punti.

    Lei dice che “chi non fa politica, la subisce!”
    Prendo atto che, chi come lei fa politica, invece non subisce questo schifo.
    Votando non è mai cambiato nulla: non hanno mai abbassato la pressione fiscale, non hanno mai migliorato le prestazioni sanitarie, non hanno diminuito il tasso di disoccupazione, non hanno mai fatto un tubo.

    Le do una bella notizia: le nostre “chiacchiere” non è obbligato ad ascoltarle, impieghi meglio il suo tempo e ascolti i politici.

    1. John Snari ha detto:

      Sei stata fin troppo civile…

    2. Francesco ha detto:

      Salve
      bella intervista. Mi permetto di intervenire su un paio di punti.
      Vivo nel sud Italia, provincia di Palermo, posso garantire che qui la situazione è peggiore di quella descritta per la Francia. Qui se non hai un posticino statale di qualunque tipo sei, al meglio, un povero sfigato che non c’è l’ha fatta (più o meno l’idea che ha mio padre nei miei confronti, per altro non capisce perché non voglia neanche provare a fare un concorso). È normale sentire qualcuno vantarsi del fatto di essere riuscito ad entrare con mansioni base in qualche azienda statale/parastatale/regionale/comunale che si occupi delle pulizie dell’ospedale, con tutto il rispetto per gli inservienti. Poi ci sono gli ultimi del carro, i servi della gleba statalista, chi lavora nel volontariato (un ossimoro) e nelle cooperative, che vedono i loro stipendi chissà quando (una volta l’anno, o anche due). Non è raro assistere ad una proliferazione, a giorni alterni, di corsi di aggiornamento sovvenzionati dallo stato o dalla CE, dove insegnanti impreparati insegnano argomenti inutili a gente che non ha voglia alcuna di imparare qualcosa, ma che, incredibile, ‘sta lì tutti i santi giorni per 5 ore per percepire un centinaio di euro di sussidio mensile non meglio specificato (rimborso spese?)
      Da notare che esportiamo questo atteggiamento. I palermitani (e proprio Palermo si avvia ad un’incessante desertificazione, credo, ad occhio, paragonabile a quella del dopo guerra) che lasciano l’Italia per l’estero ma difficilmente vanno a fare impresa, più che altro si accontentano anche lì del primo impiego retribuito su cui riescono a mettere le mani, esibendo spesso i pezzi di carta conseguiti in Italia (che di solito servono solo a trovare una rendita presso qualche inutile posto statale), con la speranza, mi auguro, che capiscano qualcosa in più su cosa vuol dire lavorare.

      Le infrastrutture sono pessime, mal tenute o totalmente senza manutenzione, investimenti sprecati per opere inutili o incomplete. Strade da terzo mondo, rappezzate alla meglio da gente che non dovrebbe di certo ricevere un compenso per il lavoro svolto. Le forze dell’ordine sono quello che sono, conosco poliziotti che in vita loro non hanno mai fatto la spesa perché si recano presso esercizi commerciali e prendono quello che voglio, offerte gratuite, dando in cambio la certezza all’esercente che con loro non avranno rogne o finanzieri che si andavano a rifornire (quando ancora c’era il CD) di giochi piratati a gratis nei negozi di videogiochi, ovviamente garantendo che avrebbero chiuso un occhio. Va detto che questo malcostume sta cambiando, e la nuova guardia, almeno sembra, evita cose del genere, ma certi ufficiali in pensione continuano vantando ancora amicizie e conoscenze.

      A dispetto delle ultime notizie, garantisco che qui la riscossione tributi è efficientissima, probabilmente sono risparmiati gli amici degli amici, ma con tutti gli altri qui funziona più che bene, tanto bene che, addirittura, riscossione sicilia scavalca e infrange le stesse leggi di stato (provato sulla mia pelle, con un pignoramento avvenuto a tempo di record in 15 giorni invece dei 60, allora, previsti per legge); funziona malissimo la giustizia tributaria, quasi sei anni per la fissazione della prima udienza, di nuovo provato sulla mia pelle, tanto che ormai ho rinunciato e considero quei soldi rubati e irrecuperabili.
      A questo aggiungiamo una malavita che tende a strozzarti quando hai un minimo di successo, cioè quando sei riuscito, con le unghie e con i denti, a non farti ammazzare da uno stato parassitario e iniquo. Ovviamente la protezione dello stato in questi casi può arrivare, oppure no (nel senso che spesso è inefficiente, e comunque anche in caso di problemi le tasse le devi pagare eccome.

      Insomma, il sud Italia è ben peggio della Francia, e se qui si vive ancora, oltre all’assistenzialismo statale, che ormai per ovvi motivi è agli sgoccioli, è grazie al nero, che salva dalla miseria nera tutti quelli che non riescono ad accaparrarsi qualche sussidio o rendita statale. Conosco gente che pur di percepire una pensione ha condannato il figlio a una vita da emarginato facendogli riconoscere lo status di disabile mentale (rubando per altro il diritto ad un altro bambino ad avere la maestra di sostegno e costringendolo a cambiare classe e scuola).

      Quindi occhio, l’Italia è messa meglio forse al nord, di certo non al sud, anzi.

      1. Francesco ha detto:

        ottimo contributo Francesco, meritevole di approfondimento in una puntata.. se te la senti.

        1. Francesco ha detto:

          Nel senso che vorresti fare delle domande a me?

        2. Francesco ha detto:

          Se è cosi mi piacere contribuire, ma ho paura di abbassare l’alta media delle tue interviste.

  7. Roberto Lantero ha detto:

    Grazie mille e complimenti, Francesco e Valentina,

    per l’interessantissima puntata che mi ha letteralmente aperto gli occhi su una realtà che conoscevo poco o nulla e sulla quale avevo solo alcune vaghe idee, distorte da quello che si legge sui giornali / da quello che si sente dire in giro / da quello che si può vedere in una gita di mezza giornata sulla Costa Azzurra (come mi ha detto un collega di madre francese: “quella non è Francia”)!!!!

    Permettetemi solo una curiosità personale: immagino che il Principato di Monaco, per quanto legato alla Francia sotto diversi aspetti, faccia storia a sè, o no???

    Grazie ancora

    Roberto Lantero

    1. Valentina Cavinato ha detto:

      Il principato di Monaco è uno stato a sè.

  8. Roberto Longo ha detto:

    L’altro giorno ho avuto conferma (non era poi necessario ma da ascoltatore fa piacere avere delle contro-prove) su quanto detto in questa specifica puntata sull’assistenzialismo “esagerato” del modello francese. Parlavo infatti con un signore (anno di nascita 1961) passaporto francese ma padre di origini caraibiche, 3 di 5 fratelli e ho saputo che fino a quando i figli sono minorenni (almeno quando lui era bambino ) lo Stato Francese pagava un biglietto a/r per raggiungere i parenti dovunque fossero nel mondo. Forse non ho capito bene i dettagli ma indicativamente è come ho scritto.

    1. Valentina Cavinato ha detto:

      La Martinica, come tutti i DOM (dipartimenti d’oltre mare), è Francia a tutti gli effetti.
      Un dipendente pubblico originario della Martinica o della Guadalupa, riceve gratuitamente un biglietto aereo ogni tre anni e un mese supplementare di ferie, per recarsi in visita dalla sua famiglia ai Caraibi.

  9. Elefthería Vapaus ha detto:

    è in programma un altro intervento di Valentina per commentare la Francia post-elezioni?

    1. Francesco ha detto:

      Si abbiamo intenzione di farla proprio in settimana.

Comments are closed.